Nativi e migranti digitali: la democrazia rappresentativa va difesa

Il digitale e il futuro della democrazia rappresentativa: un tema attualissimo sul quale ho proposto una mia riflessione pubblicata da Nicola Porro sul suo blog, e che qui voglio condividere con voi. 

Le parole di Casaleggio J. sulla possibile inutilità in futuro del Parlamento hanno un senso e indicano una strada che in un certo senso è già stata precostituita da Casaleggio senior e dalla piattaforma Rousseau.

Proprio perché hanno un senso sono pericolose, ne avvertiamo la pericolosità, non vogliamo e non dobbiamo sottovalutarle, ma farne una riflessione legata anche ai mutamenti antropologici e culturali che avvengono oramai su una scala temporale velocissima.

Dal 1993 sono passati solo 25 anni! Questo è l’inizio dalla quale si può datare la nascita del Web User Friendly, al Web 2.0, alla generazione App, tutto questo ci ha portato oramai a vivere in una società a dominazione digitale, permeando tutta la nostra vita.

Da una data che possiamo convenzionalmente stabilire per l’Italia nel 1996 tutti i nati dopo questa data sono ricompresi nella sintetica fortunata definizione di Mark Prensnky come “Nativi Digitali”, definizione che diede nell’articolo scritto nel 2001 “Digital Natives, Digital Immigrants” nel quale sosteneva che, dalla nascita di questa generazione in poi vi è stata e vi sarà una manifesta  discontinuità radicale di apprendimento e di accedere all’informazione e quindi un cambio, diciamo noi, di vedute e atteggiamenti culturali e anche politici, che potrebbe anche rappresentare una mutazione di tipo antropologico anche rispetto alle capacità cognitive.

Questo tipo di riflessione è scevra di giudizio, perché è innegabile che oramai sia i Nativi che i Migranti Digitali si trovano tutti in uno spazio digitale oramai permeante e avvolgente al quale non si può fare a meno di rinunciarvi.

Una mutazione antropologica, una “singolarità”, un evento determinato dalla rapida diffusione, dall’esponenziale crescita delle tecnologie digitali.

Per tornare al centro della nostra riflessione legata alle parole di Casaleggio J. si evidenzia che già da anni assistiamo ad uno svuotamento delle Assemblee partecipative, dei Consigli Comunali, Regionali, con un aumento del peso delle funzioni tecniche ed esecutive, ad uno svuotamento complessivo del “Potere Legislativo” con invece l’evidente aumentare della Democrazia via social, via Web (uno vale uno e siamo tutti uguali) che fa pendant con la società Fluida descritta da Zygmunt Bauman in Modernità liquida.

In questo percorso “evolutivo” di Democrazia fluida, leggera – e qui il nostro giudizio non è positivo –  si collocano le dichiarazioni di Casaleggio J. che provoca e prova ad alzare l’asticella in questo periodo di crisi culturale, di riflessioni e, dal suo punto di vista, di grande potere politico!

Cosa risponde la Società, è abbastanza ammorbata? Che discussione nasce? Qual è il feedback?

Ecco che allora occorre da parte nostra Digital Immigrants ricordare alcune regole dello Stato di Diritto, ritornare alla riflessione “densa”, alla discussione reale e non solo all’influencer con le faccine o con le fake news.

Abbiamo delle responsabilità importanti come quella di difendere la Democrazia rappresentativa se non vogliamo farci tutti guidare da un burattinaio che sta dietro a degli algoritmi, a delle piattaforme controllate da un qualcuno che opera nel backstage nella stanza dei bottoni e che magari da l’illusione attraverso una tastiera che ci sia una democrazia vera, ma dove in realtà non c’è più un luogo di discussione reale.

Con la consapevolezza che comunque non possiamo più fare a meno di questo mondo digitale e le sue capacità di espansione dobbiamo innanzitutto avere la convinzione che insegnare e lasciare in eredità la capacità di un utilizzo “critico” delle tecnologie significa anche difendere la Democrazia rappresentativa e la voglia di riflettere e di discutere de visu e non solo virtualmente.

Milko Pennisi
Dottore in Laurea Magistrale in Antropologia e Scienze Etnografiche con Tesi sui Nativi Digitali

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14 commenti su “Nativi e migranti digitali: la democrazia rappresentativa va difesa

  1. Fabio Giulio Sandrini il said:

    Siamo dentro la realtà digitale e crediamo di non esserci … una riflessione profonda va fatta…

  2. Lucrezia il said:

    Concordo pienamente con articolo . Bisognerebbe avviare una seria riflessione

  3. Edo Colombo il said:

    Penso che sia difficile tornare indietro, e che la democrazia dovrà adeguarsi a questa evoluzione imparando dai propri errori. Chi ottiene consensi agisce sulla paura, un fattore che unisce mentre le idee e le opinioni dividono. La democrazia è fatta per dividersi offrendo a tutti la possibilità di vedere rappresentata la propria posizione, chi usa la paura per aggregare è naturalmente artefice di un processo in contrapposizione con l’idea stessa di democrazia. Per questo ipotizza l’uso del digitale come sostitutivo della rappresentatività, mascherandolo da democrazia diretta.

    • milkopennisi il said:

      interessante
      non ricordavo che tu hai provato a fare un movimento digitale…..come si chiamava?una mia amica me ne parlava sempre
      il diritto alla felicità
      #milkopennisi

  4. Consuelo il said:

    Un argomento molto attuale trattato egregiamente … complimenti sig. Pennisi

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